FIABE E RACCONTI ILLUSTRATI 2005: L’incredibile storia del bambino terribile e della bambina uccello – vincitore Sez. Racconto

 

L’INCREDIBILE STORIA DEL BAMBINO-TERRIBILE E DELLA BAMBINA-UCCELLO – vincitore Sez. Racconto
di Anna Pavia Castagnoli, Genova

Davanti alla casa c’era un giardino.
In questo giardino c’era un albero.
E l’albero era molto alto.
Quello era l’albero preferito dal bambino-terribile.



Ogni giorno quando tornava da scuola invece di fare i compiti il bambino-terribile si arrampicava sul suo albero.
La mamma allora gli urlava dalla finestra: “Sei un bambino terribile!”.
Questo accadde tutti i giorni per molti mesi, e molti mesi per molti anni, e così il bambino dimenticò quale fosse il suo vero nome.
Tutti lo chiamavano ‘il bambino-terribile’ e divenne veramente terribile in tutto.
Metterlo nella vasca per fargli un bagno era impossibile. Farlo stare seduto composto a tavola era impossibile. Persino provare a dargli un bacio o fargli una carezza era impossibile.
Il bambino-terribile non amava niente e nessuno, tranne il suo albero.
Lassù c’erano solo delicati germogli e farfalle silenziose, e questo al bambino-terribile piaceva.
Ma un giorno, uno strano giorno di maggio, arrivato in cima all’albero il bambino-terribile trovò un uovo.

Era un piccolo uovo di uccello posato tra gli ultimi rami, ma non c’erano uccelli nei paraggi e non c’era neppure un nido.
Sembrava venuto dal cielo.
Il bambino-terribile pensò che forse l’uovo era un regalo per lui, e non lo lasciò più. A scuola lo nascondeva sotto il maglione stringendolo piano. Lo portava a letto con sé facendo attenzione, nel dormire, di proteggerlo con un angolo del cuscino per non schiacciarlo.
Gli piaceva accarezzare la superficie tiepida e liscia dell’uovo e immaginare il meraviglioso uccello che ne sarebbe uscito. ‘Forse sarà  un pavone’ pensava quando era di buon umore.


Una sera che il cielo era tutto rosso e arancio e il bambino-terribile si era appisolato in cima al suo albero con l’uovo tra le mani, l’uovo si schiuse.
Quando il bambino-terribile si svegliò vide due piccolissimi occhi neri che lo fissavano.
Erano occhi piccoli come capocchie di spillo, ma luccicanti come stelle.
Erano gli occhi della bambina-uccello.
La più piccola e la più bella bambina che lui avesse mai visto.
Era adorna di piume e di minuscole perle, e aveva due grandi ali ancora tutte stropicciate che le scendevano dalle spalle.
Il bambino-terribile, da subito, amò tantissimo quella bambina.
Però, siccome non era mai stato capace di volere bene a qualcuno – neppure al cane di pezza ai piedi del suo letto – non sapeva come si dovesse fare.
Perché non si sentisse spaventata costruì una piccolissima capanna in cima all’albero e la decorò come avrebbe decorato la casa di una principessa.
Provò a portarle da mangiare i biscotti della sua colazione. Ma non sembravano piacerle granché. Provò a portarle del pane appena sfornato. Provò a portarle frutta fresca e frutta secca. Mele, ciliege, mandorle e nocciole.
La bambina-uccello assaggiava piano ogni cosa e poi la lasciava lì, quasi che per lei mangiare fosse una fatica enorme.
Aveva l’aria di essere molto triste.

Il bambino-terribile si dava un gran daffare per cercarle del cibo.


Cercò i vermi della terra e li fece a pezzetti provando così a renderli adatti alla piccola bocca della bambina-uccello. Raccolse i pistilli dei fiori di cui si nutrono i colibrì pensando che la bambina-uccello, essendo così piccola, forse era imparentata con i colibrì. Scovò sotto le cortecce le piccole larve di falena di cui si nutrono le cornacchie pensando che gli occhi della bambina-uccello erano così neri che forse era imparentata con una cornacchia. Le diede anche latte, miele e scaglie di cioccolata perché, pensava, con quelle manine e quei piedini forse era imparentata con i bambini dell’uomo.
La bambina-uccello non sorrideva mai, non diceva mai grazie, non cantava.
Che pena per il bambino-terribile vederla così. Cosa poteva fare ancora?

Decise allora di spiare come gli uccelli allevano i loro pulcini, e uscì dal suo giardino.
Tutti i giorni usciva dal suo giardino per andare a scuola, ma quella volta fu come la prima volta. Scalò gli alberi del parco e restò nascosto tra le foglie per osservare.
Spiò gli uccelli nei loro nidi, ne spiò il volo, il loro modo di andare e di tornare.
Spiò anche i bambini che giocavano sull’erba e spiò come le loro mamme li baciavano.
Allora capì.
Tornò dalla bambina-uccello, le sorrise, e disse: “Aspetta”.
Poi prese da casa un sacco e uscì a cercare delle piume.

Le cercò ai piedi degli alberi, le cercò sui tetti, le cercò dove terminano le grondaie. Venne la notte e il freddo, ma il bambino-terribile non si fermava.
Nella notte, alla luce della luna, le piume che raccoglieva erano come d’argento e d’oro.
Quando ebbe riempito il sacco tornò a casa.
Nella sua camera attaccò le piume ai propri vestiti, ad una ad una, con pazienza.
Arrivò il mattino. Il bambino-terribile si arrampicò sul suo albero e dischiuse le tende della casa della bambina-uccello.
La svegliò piano.
Nel vederlo così vestito i piccoli occhi neri della bambina si illuminarono tutti.


Lui la prese delicatamente con le mani, la strinse al suo petto e posò pianissimo le labbra sulla sua minuta testolina. Una magica brezza fece tintinnare i germogli di foglia e l’azzurro intorno a loro. Era come se mille campanellini suonassero tutti insieme, e in mezzo a quel suono la bambina-uccello, per la prima volta, cantò.
Una musica fragile come un giunco al vento uscì dalle sue labbra.
Nel giardino mai si era udito suono più bello. Persino la mamma del bambino-terribile si affacciò alla finestra per ascoltare in silenzio e si dimenticò di strillare.
Poi la bambina-uccello mosse le ali, le fece vibrare forte e si alzò in volo.
Come era bella!
Il bambino-terribile la guardò a lungo cantare e volteggiare nel cielo.
Si sentiva così felice… così leggero.
Non ci pensò su un minuto, e si alzò in volo anche lui.
E mentre andavano verso le nuvole rosa del mattino la bambina-uccello insegnò al bambino-terribile il suo canto, che fa così:

cipì cipì è tempo d’andare
dammi l’amor che rasserena
cipì cipù dì tu la tua pena
che più non si può tornare

Ultimo aggiornamento

27 Settembre 2022, 10:07

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