FIABE E RACCONTI ILLUSTRATI 2005: Le zucchine ripiene – premio speciale per il testo

 

LE ZUCCHINE RIPIENE – premio speciale per il testo
di Ilaria Pigaglio, Vinadio (Cuneo)

Nonna venne da noi l’ultima volta una domenica, una di quelle grigie di fine marzo, portando con sé le sue uniche, insostituibili zucchine ripiene.


Mi aveva confidato che erano le ultime, scongelate appositamente per l’occasione. Infatti, a fine marzo, le zucchine sono fuori stagione e quelle che vendono sul banchetto del mercato il venerdì sono di serra, di chiuso. Il loro periodo è l’estate, quando diventano grandi e verdi nell’orto che nonna cura amorevolmente dietro casa. Quando inizia questo periodo a casa nostra non si mangia altro: zucchine in umido, fritte, pastellate, in minestrone, ma soprattutto ripiene, il piatto più buono in assoluto! Mamma non è mai riuscita a farle buone come quelle di nonna, e questo non lo ha mai mandato giù, perché ha sempre preso seriamente il cucinare. Mia zia, sua sorella, la invidia un po’ perché i miei cugini molte volte preferiscono fermarsi a mangiare a casa nostra.
“Le donne della nostra famiglia sono troppo competitive in cucina!”. Questa è la battuta preferita di papà  quando vuole creare confusione durante uno dei numerosi pranzi di famiglia che facciamo.
Io non l’ho mai detto, ma credo proprio che papà  abbia ragione.
Quella domenica però mancava la solita allegria di quei pranzi.


Dopo il pasto nonna si era seduta in salotto, dove io la stavo già  aspettando con il mio quaderno della domenica aperto sul 28 maggio. Questo quaderno era una vecchia agenda della banca dei miei nonni, che mi avevano regalato un compleanno e sul quale io, ogni domenica, annotavo una ricetta che mi dettava la nonna.
“Allora… oggi ti spiego come fare… – come ogni settimana avevo il cuore in gola – …la torta con crema di latte!”.
Mi sono sentita stringere lo stomaco, come tutte le ultime centoquarantotto domeniche passate.
Annotai tutti gli ingredienti, le dosi, le temperature, ed alla fine, quando la delusione mi fece aprire bocca per protestare si intromise la zia.
“E’ quasi ora mamma… preparati”.
Si alzò, mi sorrise e mi disse: “…ogni cosa a suo tempo… pazienza…”. La porta si era chiusa dietro di lei.
I giorni seguenti mamma e papà  non erano mai a casa, c’era sempre mia cugina, quella grande, che mi aiutava a fare i compiti e a giocare.
Io me ne ero accorta che qualcosa non stava andando bene, ma non osavo chiedere niente, e nessuno diceva niente a me.
Mamma una mattina rincasò in lacrime e papà  mi venne vicino spiegandomi che la nonna era dovuta andare in un posto lontano, e che non l’avrei più vista.
Io mi sentii tradita da lei, che se n’era andata così, senza quasi salutare, e senza darmi la ricetta originale delle zucchine! Ero furiosa. Mi veniva da piangere per la rabbia e mi misi a battere i piedi sul pavimento. Papà , per la mia reazione, ci rimase male, mi sgridò e mi disse che ero proprio infantile. Beh, certo che lo ero! Ero una bambina! Aspettavo quella ricetta da tanto tempo, e lei non me l’aveva dettata!
I giorni caotici che seguirono passarono presto, e la vita ritornò ad essere quella di sempre, anche se il quaderno della domenica non lo utilizzai più. Ero troppo arrabbiata con nonna, anche se mamma aveva cercato di spiegarmi che lei non lo aveva fatto con cattiveria, che non aveva avuto scelta.
Io aspettavo, paziente, di mettere in atto un piano che già  da un po’ di tempo avevo in mente. Le vacanze estive mi offrirono l’occasione per attuarlo.
I miei erano in terrazzo a trapiantare fiori. Presi il mio quaderno della domenica, le chiavi azzurre, e uscii di casa.


Per andare a casa di nonna dovevo solo salire sul bus 15 e scendere al capolinea. Il biglietto lo avevo preso dal blocchetto di papà  accanto al telefono. Avevo già  fatto quella strada, sola, più di una volta. Ecco il mio piano: dovevo trovare la ricetta delle zucchine ripiene prima di chiunque altro!
Quando arrivai a casa di nonna mi sentii triste perché era tutto chiuso e il giardino era secco e sporco.
Entrata in casa aprii una persiana perché le luci non funzionavano. La casa era esattamente come quando nonna stava lì. C’erano ancora le sue ciabatte vicino alla porta. Andai in cucina dove, su una mensola, c’erano in ordine tutte le sue agende ed i libri di ricette. Nonna non aveva mai aperto un libro di ricette, le sapeva tutte a memoria. Ma allora perché non si era ricordata quella delle zucchine ripiene? Iniziai a sfogliare le agende.

Torte, biscotti, dolcetti di marzapane, la crostata del mio compleanno, il bollito, le lasagne, il vitello tonnato, le lenticchie, le frittelle. “Da quanto tempo mamma non fa le frittelle! Una volta la mamma faceva un sacco di cose buone!”. Ma da quando nonna non c’è più, non cucina quasi.
Le agende erano tante, ma la ricetta delle zucchine non la trovai scritta in nessuna. Eppure le avevo controllate tutte, attentamente. Avrei pensato che sarebbe stata la prima ricetta a saltar fuori, era il suo piatto forte!
La mamma come prima ricetta ha le lasagne, il piatto che, in assoluto, cucina meglio. La zia mi ha confidato che lei in prima pagina ha la ricetta dell’insalata capricciosa. Io non gliel’ho mai detto, ma secondo me la mamma di Gina, la mia migliore amica, la fa molto più buona.
Guardai fuori dalla finestra. L’orto era lì, nell’assolato pomeriggio di luglio. L’erba alta era dappertutto. Di colpo mi erano venute le lacrime agli occhi. Non avrei più visto la nonna e non avrei mai più mangiato le sue zucchine ripiene, non mi avrebbe mai più raccontato le ricette come fossero favole. Improvvisamente mi sentii tanto triste, non avevo più voglia di cercare la ricetta, non mi interessava più saperle cucinare, tanto come quelle di nonna non le avrei più mangiate, anzi, avevo deciso che non avrei più mangiato zucchine per il resto della mia vita!
Tornata in cucina rimisi a posto le agende, cercai il mio quaderno della domenica e mi avvicinai alla porta, per andarmene. Fu allora che mi sentii chiamare: “Tesoro, scusa, me le prenderesti tre uova dal frigo?”. Tornai sui miei passi. Nonna era lì, con il suo grembiule scozzese addosso, (glielo aveva portato zia dalla Scozia) che buttava delle zucchine tagliate a metà  in un pentolone.
“Ma nonna… quando sei tornata? Fino ad un momento fa ero da sola”.
Lei mi sorrise, quel sorriso di chi la sa lunga.
“Quando sono partita mi sono ricordata di aver dimenticato di fare una cosa importantissima… allora ho deciso che sarei dovuta tornare a casa ancora un attimo. Dai, non ti perdere in chiacchiere… prendi carta e penna e vieni qua, che ti detto la ricetta delle zucchine ripiene”.
Questa ricetta era completamente diversa dalle altre. Non aveva dosi, non aveva temperature. L’unica regola era di cucinarle solo in estate, perché cucinarle in un altro periodo dell’anno significava solamente sprecare gli ingredienti.
“Ogni ricetta ha la sua stagione, così come le persone… – disse nonna – … e non si può pretendere che una ricetta estiva riesca bene in autunno o in inverno. Se il periodo è quello giusto allora puoi darti da fare, ma se il periodo è passato, anche da poco, è inutile affaccendarsi. Bisogna fermarsi, respirare ed attendere. E’ come una magia, dove la pazienza è l’ingrediente migliore. La pazienza e l’amore nel fare le cose. Se il risultato è buono, allora, puoi farne in gran quantità  e metterne da parte un pochino per i periodi freddi”.

Cucinammo tutto il pomeriggio e lei mi spiegò come svuotare le zucchine senza romperle, mi disse quali ingredienti scegliere e quali no, mi spiegò come farle cuocere e come servirle. Mi disse una frase che non ho mai scordato: “Se gli ingredienti sono buoni, il risultato sarà  sempre buono”.
Mi assicurò che questo valeva per tante cose, che me ne sarei resa conto con il passare degli anni.
La sera, quando arrivai a casa con il piatto di zucchine ripiene ancora tiepido, fui quasi soffocata dall’abbraccio dei miei che erano stati in pensiero tutto il giorno, e non sapevano più dove cercarmi.
“Ero a casa con nonna. Mi ha insegnato a fare le zucchine ripiene!”. Mostrai il piatto con orgoglio.
C’era tutta la famiglia a casa mia perché, non trovandomi, i miei avevano telefonato alla zia. Mi guardavano tutti un po’ strani, mentre io posavo il piatto sul tavolo. Il profumo delle zucchine fece fermare tutti a cena, come non succedeva da tantissimo tempo. Dopo mesi di tristezza finalmente anche mamma e papà  ricominciarono a sorridere.
Le zucchine ripiene non le scrissi mai sul quaderno, anche se ero diventata quella che le sapeva fare meglio. Mamma non riuscì a capire il perché, ma papà  diede risposta alle sue perplessità : “Probabilmente il dono delle zucchine ripiene salta una generazione!”
Io non l’ho mai detto, ma credo che papà  abbia ragione.

Ultimo aggiornamento

27 Settembre 2022, 10:16

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