FIABE ILLUSTRATE 2004: Camilla dentro e fuori – 2 premio

 

CAMILLA DENTRO E FUORI – II ° premio
Testo: Manuela Salvi, 28 anni, Formia (LT)
Illustrazioni: Francesca Cavallaro, 25 anni, Dosson di Casier (TV)

Il peggior regalo di compleanno arrivò verso sera, quando ormai la festa era finita e gli invitati se ne erano tornati a casa.
Qualcuno l’aveva lasciato sulla porta, un pacco dorato alto quasi due metri, e se l’era filata dopo aver suonato il campanello. C’era un biglietto attaccato al nastro, ma era completamente bianco.
Camilla prese le forbici, fece a pezzi la carta con dei colpi precisi e si trovò davanti un enorme specchio con la cornice di legno.
Qualcuno vuole prendersi gioco di me, pensò trascinandolo in camera sua. Lo appoggiò al muro e notò una piccola incisione sull’angolo in basso:
rifletto per bene
«A me non sembra proprio. » commentò perplessa. Certamente lo specchio doveva essere difettoso: anche a incollarci sopra il naso, rimaneva vuoto e immobile. Rifletteva tutta la stanza, ma dell’immagine di Camilla nemmeno l’ombra.
Camilla decise che si sarebbe sbarazzata di quell’aggeggio maleducato e ingombrante, e se ne andò a dormire.
Ma nel bel mezzo della notte, dei forti colpi la fecero svegliare di soprassalto.
«Chi c’è? » gridò spaventata.
«Io. » disse una voce.
«Io chi? »
«Camilla. »
«Bugiarda, Camilla sono io. »
«Questo lo credi tu. »

Camilla accese la luce e vide che la sua immagine era al proprio posto nello specchio. Solo che non stava per niente replicando i suoi gesti, non indossava il pigiama e non si trovava tra le coperte nel letto. La guardava sorridendo e portava ancora i vestiti della festa.
«Cosa stai cercando di fare? » esclamò Camilla indispettita.
«Nulla. Faccio solo il mio lavoro. Rifletto. »
«Sei in ritardo, stai riflettendo cose di tre ore fa. »
«Rifletto per bene. C’è scritto qui sotto. Per riflettere bene c’è bisogno di tempo e pazienza. » rispose la Camilla nello specchio.
Camilla guardò la sua immagine in cagnesco, ma quella continuava a sorridere e a ignorare il suo dovere.
«Non credo che andremo d’accordo. Anzi, credo che tu domani mattina finirai nell’immondizia. »
«Vedremo. » disse l’immagine, e si infilò il pigiama.

Purtroppo lo specchio non si staccò dal muro nemmeno a prenderlo a martellate, Camilla dovette rassegnarsi e vestirsi in fretta e furia perché era ormai in ritardo.
Lanciò un’occhiata invidiosa alla Camilla nello specchio, beatamente seppellita dalle coperte. Mentre lei andava a scuola, cosa avrebbe fatto la sua immagine? Avrebbe dormito tutto il tempo? Si sarebbe messa a frugare nei suoi cassetti? Non ci fu tempo per le risposte.
Anzi, non ci fu tempo per nient’altro che la corsa giornaliera a scuola, e poi alla mensa e in piscina e al corso di inglese. Camilla tornò a casa sfinita, aveva i capelli sconvolti e le faceva male la testa. Ma non poteva riposare, la aspettavano i compiti per il giorno dopo, un enorme mucchio di compiti.
La Camilla dentro lo specchio la salutò allegramente. Indossava un vestito elegante e aveva l’aria rilassata. Si era fatta anche le treccine ai capelli e aveva dipinto le unghie di celeste.
«Stai di nuovo facendo il comodo tuo. Scommetto che hai poltrito tutto il giorno, mentre io correvo da una parte all’altra. »
«Te l’ho già  spiegato ieri. Io rifletto, per bene. Mi sono vestita e pettinata come avresti potuto fare tu se avessi fatto le cose per bene. »
«Sei noiosa, miss perbenina. Io ho da fare, tu continua a dipingerti le unghie. » ribatté Camilla stizzita, e le voltò le spalle. Mentre faceva i compiti, però, non riusciva a concentrarsi. Cosa stava facendo la sua immagine in quel momento?
Si voltò e la vide tutta assorta a scrivere in un grosso libro rosso.
«Quello è mio, ladra! Chi ti ha dato il permesso di prenderlo? » gridò Camilla.
«Il tuo diario segreto? E’ anche il mio. Solo che io ci scrivo per bene. Tu invece non lo tocchi da mesi. Si vede che non hai nulla di interessante da raccontargli. »
«E invece non è vero! Ho un sacco di cose da scrivere che tu, chiusa in quello specchio, nemmeno ti immagini! » strillò Camilla ormai isterica.
«Sarà . » rispose l’immagine scettica, e riprese a scrivere con più impegno di prima.
Camilla aveva le lacrime agli occhi per la rabbia. Il suo diario! Voleva scriverlo, ci pensava ogni giorno, ma poi non trovava mai il tempo.
«Tu non dovresti fare di testa tua, dovresti ubbidirmi e basta! » gridò ancora.
L’immagine alzò la testa dal diario e guardò la Camilla fuori dallo specchio come si guarda qualcuno che si reputa molto, molto stupido.
«Vedo che non capisci. Riflettere è una faccenda importante. Bisogna fare le cose per bene. » sorrideva soddisfatta.
«Adesso ti faccio vedere io! » Camilla fuori afferrò il vocabolario che teneva sulla scrivania e lo scagliò con tutta la forza che aveva contro la sua immagine. Lo specchio si ruppe in mille pezzi, e adesso mille erano anche i sorrisi soddisfatti, uno per ogni pezzo. Camilla dentro rideva e rideva, ed erano mille Camille uguali a lei che ridevano e ridevano, mentre la Camilla fuori, inorridita, non poteva credere di aver combinato un tale guaio. Come aveva fatto a non pensarci?
Lavorò tutta la notte per ricomporre lo specchio con la colla e il biadesivo, non smise fino a che l’ultimo pezzettino fu al proprio posto.
«Se rompi uno specchio, mia cara, ciò che ottieni sono tanti specchi! » rideva Camilla dentro.

Camilla rinunciò a discutere, era stremata. Nei giorni successivi evitò di rivolgere la parola alla traditrice nello specchio, anche se non poteva fare a meno di sbirciare quello che combinava. Quando la trovò al computer che rispondeva alle sue e-mail, anche a quelle a cui non aveva voglia di rispondere e che rimandava da settimane, capì che doveva fare qualcosa prima che la sua immagine si impadronisse completamente della sua vita.
«Ti va una partita a scacchi? » le propose.
«All’ultimo sangue? » chiese l’immagine.
«Non c’è altro modo. »
«Allora va bene. »
Camilla si sedette con le gambe incrociate davanti allo specchio, e la sua immagine, per una volta, fece proprio lo stesso.
«Stai riflettendo? » chiese Camilla fuori alla Camilla dentro, concentrata sulla mossa da fare.
«Certo. »
«Per bene? »
«Non c’è altro modo. »
Questo lo dici tu, pensò Camilla fuori, e sorrise amabilmente. L’immagine fece la sua mossa e Camilla, sulla scacchiera fuori, ripeté la stessa, identica mossa. L’immagine giocò sulla scacchiera dentro, rifletté per bene, e mosse di nuovo. Camilla trattenne a stento una risata e ripeté la stessa, identica mossa sulla sua scacchiera fuori.
Finché l’immagine se ne accorse e si bloccò.
«Cosa stai cercando di fare? » le disse.
«Rifletto. »
«Non puoi! Sono io quella dentro lo specchio. »
«Ne sei proprio sicura? » rise Camilla, e fu chiaro a entrambe che era venuta l’ora di mettersi d’accordo. Per non creare più confusione di ruoli in quella convivenza forzata, la Camilla dentro accettò di essere meno indisponente. Camilla fuori invece comprò un altro diario segreto per la sua immagine e le proibì di toccare ancora il suo.
In fondo alla cornice dello specchio attaccò un’etichetta, così adesso si leggeva:
rifletto per bene
non per dispetto;
anche se tutto va male
rimango fedele all’originale

e nessuna delle due se lo dimenticò mai.

Ultimo aggiornamento

27 Settembre 2022, 10:05

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